Come calcolare l’imponibile di un regime ordinario

Calcolare l’imponibile di un regime ordinario: ecco come

Quando si parla dell’imponibilità ordinaria sorgono sempre numerosi dubbi e dilemmi. Uno di questi riguarda la possibilità di calcolare l’imponibile, il che non è affatto così facile e scontato come potrebbe sembrare a prima vista. Basti pensare che spesso anche coloro che sono navigati nel settore della finanza si confondono.

Bisogna prima di tutto capire che il regime ordinario è quello di base imposto alle società di capitale che nell’arco di un anno superano un certo limite di fatturato. Tale regime è quello più comune, quindi, per la stragrande maggioranza delle aziende.

Per calcolare l’imponibile di un regime ordinario si deve, prima di ogni altra cosa, calcolare il risultato del bilancio e quindi effettuare la Dichiarazione dei Redditi. In questo modo si ottiene il reddito imponibile. Bisogna precisare che non tutto ciò che si fattura dev’essere imponibile. Solo una parte del guadagno è soggetto alla tassazione. Il pagamento delle tasse differisce anche in base alla tipologia dell’azienda. Non bisogna dimenticarsi di svolgere anche un riesame fiscale legato al risultato del bilancio. Questo riesame deve tenere conto delle varie differenze tra le principali norme civili con le quali è stato redatto il bilancio, oltre che le norme fiscali.

Come calcolare le tasse del regime ordinario?

Per esempio, le ditte individuali devono pagare le proprie tasse in relazione all’aliquota Irpef. Per quanto riguarda, invece, le società di persone, si tratta di aziende in cui l’elemento principale riguarda le persone costituenti. In questo caso il pagamento dell’imponibile varia in relazione al fatturato.

E per quanto concerne le società di capitali? A differenza di quelle precedentemente citate, in questo caso l’elemento principale è rappresentato dalle persone stesse che formano la società. I soci, invece, passano direttamente in secondo piano. Spesso il pagamento delle tasse in questo caso avviene in relazione all’aliquota targata Ires, ovvero l’imposta sul Reddito delle Società. Tale tassa è personale ed è sempre proporzionale al fatturato. Inoltre è un’unica aliquota pari al 24%.

Esempio di tassazione contabilità ordinaria

Per quanto riguarda l’imponibilità di una ditta individuale su un fatturato di 100.000 euro bisognerà pagare un totale di tasse di circa 36.170 euro suddivise in 4 scaglioni principali. Tra questi il primo scaglione sarà di 3.450 euro, il secondo di 3.510 euro, il terzo di 10.260 euro, il quarto di 10.750 euro per un totale di contributi da versare pari a 36.170 euro.

Nel caso delle società di persone su un fatturato di 100.000 euro a ogni singolo socio saranno derivati il 50% degli utili. Ci saranno in questo caso solo 3 scaglioni: 4.450 euro, 3.510 euro e il 3° scaglione sarà diverso, calcolato come 22.000*41% per un totale di 9.020 euro. Quindi i contributi da pagare saranno pari a 15.080 euro per ogni singolo socio.

Nel caso della società di capitali il tutto è ancora più semplice. Se il reddito imponibile è pari a 100.000 euro sullo stesso si applicherà un’unica quota pari al 24%. Quindi, se il reddito è di 100.000 euro, le tasse da pagare sul fatturato ammonteranno a 24.000 euro. Tra i 3 casi dimostrati, quello della società di capitali è sicuramente il più semplice da capire per quanto riguarda la tassazione di un regime ordinario.